Salernitana-Südtirol 2-1: il coraggio che batte la paura
Quanto conta la testa nel modo in cui girano le gambe? Il corpo muta gradualmente, con l’allenamento, il riposo, l’alimentazione e padre tempo. Ma la mente – e i suoi processi – possono variare nel giro di giorni, ore, minuti, secondi. Ed è evidente che, nell’avvicendamento in panchina (l’ennesimo della stagione) da Breda a Marino, qualcosa sia scattato. Un cambio, una inversione di rotta. L’interruzione del ciclo di pensieri negativi che fa spazio alla propositività e alla speranza. Complice un avversario attendista e forse rinunciatario, la prima Salernitana di mister Marino mostra di saper giocare e tenere il pallino del gioco. Dimostra di saper giocare col baricentro alto e di non aver bisogno di giocare con nove-dieci uomini dietro la linea della palla, per poter difendere a dovere. È una Salernitana rivoltata mentalmente, proprio nella fase finale del campionato, quella più calda e pesante di tutte. Marino sembra aver ascoltato la vox populi, che dalle grade impolverate dell’Arechi chiedeva a gran voce di salire, andare avanti. Perché avere paura è naturale, ma il coraggio si dimostra proprio così, quando il timore è vivo e presente. È lì che il coraggio fa la differenza, quello che fa giocare con le gambe più leggere e allo stesso tempo più solide, che non ti fa titubare di fronte a un pallone potenzialmente decisivo.
Uno dei giocatori che più di tutti, nella prima parte di gara, ha mostrato l’importanza di questo cambio d’attitudine, è l’ariete granata Alberto Cerri. Nonostante le ataviche difficoltà nel trovare lo specchio della rete, la sua partita in fase offensiva è straordinaria, piena, totalizzante. Il numero 90 lotta su ogni pallone, sporco o pulito che sia, e tiene in costante apprensione la difesa avversaria, costretta a più riprese al raddoppio. Uno squilibrio che permette agli esterni di agire con più facilità. E se, da un lato, Verde fa il bello e cattivo tempo senza però incidere come vorrebbe, ci pensa uno straordinario Corazza, incursore d’elite per un giorno, a regalare l’assist perfetto per Ghiglione. Il numero 29, senza paura, spara in rete da distanza ravvicinata e batte un incolpevole Adamonis. Lo schiaffo rifilato ai tirolesi da il la a una nuova partita, con la truppa di Castori che finalmente prende coraggio (quello che per mesi è mancato ai granata) e si rifà sotto, cercando di evocare i fantasmi del recente passato granata. Ma la Salernitana tiene, non si scompone, continua a fare il suo gioco pur rallentando leggermente i ritmi. Quanto importa la testa, si diceva: perché proprio l’uomo con la testa sulle spalle, il capitano che dà il buon esempio, Gian Marco Ferrari, insacca la rete del 2-0 con una capocciata perfetta su assist del “solito” Corazza. Dopo un’ora di gioco, i giochi sembrano fatti, ma le squadre di Fabrizio Castori non muoiono mai e dopo appena un paio di minuti, il Südtirol accorcia le distanze con Pietrangeli da sviluppi di calcio piazzato. Può essere il momento della paura, quello dove le gambe tornano a tremare. L’Arechi trattiene il fiato, mentre la Curva incita e Ferrari va vicino a una clamorosa doppietta (e Corazza al terzo assist di giornata) a cui la traversa dice di no. Marino e Castori cambiano le carte in tavola facendo entrare forze fresche, nella speranza di pescare il jolly. Nel frattempo, la paura e la stanchezza si impossessano di Cerri, quello che nella prima parte di gara era stato tra i migliori e decisivo dal punto di vista tattico. Marino richiama l’ariete in panchina dando gli ultimi 15 minuti a Raimondo, mentre Stojanovic rileva uno sfiancato Verde. I fantasmi cominciano a materializzarsi, vestiti col bianco dei tirolesi. Di nuovo la paura e di nuovo c’è bisogno di coraggio, di ricordarsi il proprio valore e per cosa si lotta. La Siberiano lo ricorda a gran voce e chi più chi chi meno, il messaggio arriva. Lochoshvili è granitico, mentre Ferrari ci mette il cuore e la faccia, in più di una occasione. Si soffre, si trattiene di nuovo il respiro e poi si respira profondo, quando Christensen compie la parata salvifica di giornata in pieno recupero.
Ci vuole coraggio, per continuare a lottare e non voltarsi indietro, senza pensare che manca poco e che se non si supera qualcuno che si sta davanti, è finita. Ma manca ancora tanto. Perché è finita si dice alla fine. Oggi, la Salernitana comincia a correre per davvero. A sostenerla nello sprint finale, una tifoseria che finalmente applaude, gioisce, esulta. Si torna a respirare: insieme.
Salernitana-Südtirol 2-1, le formazioni e il tabellino di gara
SALERNITANA (3-4-2-1): Christensen; Ruggeri, Ferrari, Lochoshvili; Ghiglione, Zuccon, Amatucci, Corazza (41′ st Tello); Soriano (25′ st Tongya), Verde (31′ st Stojanovic); Cerri (31′ st Raimondo). A disposizione: Corriere, Sepe, Gentile, Guasone, Caligara, Girelli, Hrustic, Reine-Adelaide. Allenatore: Marino
SUDTIROL (3-5-2): Adamonis; Giorgini, Pietrangeli, Veseli; Molina, S. Davi (14′ st Barreca), Casiraghi (14′ st Pyyhtia), Praszelik (31′ st Mallamo), Martini (25′ st Belardinelli); Merkaj (25′ st Gori), Odogwu. A disposizione: Poluzzi, Ceppitelli, Kofler, El Kaouakibi, Masiello, Rover, Tait. Allenatore: Castori
ARTICOLO PUBBLICATO PER OCCHIONOTIZIE.IT