La Salernitana è viva: finalmente continuità
9 punti in 4 gare raccontano una storia agrodolce. Perché la Salernitana di Marino dimostra ancora una volta di valere di più della classifica che ha. Il 2-0 al Mantova è senza appello. Una squadra finalmente equilibrata, concentrata – fino alla fine – che rende secondo le sue potenzialità. E si sono viste così, in maniera limpida e cristallina, i pregi e difetti di una squadra operaia, probabilmente da media classifica (e oltre), che a quest’ora sarebbe potuta già stare al mare a godersi gli ultimi 180 minuti di gioco lontano dall’Arechi.
Una squadra che gira meglio se detta i ritmi di gioco
Ancor prima che con Marino, sotto l’opaca gestione Breda si è visto che questa Salernitana rende al meglio quando ha il pallino del gioco. Può sembrare un’ovvietà, ma basterà pensare a un’altra Salernitana, quella dell’epica cavalcata con mister Castori, per ricordarci quanto le armi (letali) dei granata risiedessero nella ripartenza e nella difesa feroce. La rosa allestita da Petrachi prima e Valentini poi, al netto delle carenze d’organico e di alcune illogicità nel mercato, mostra il suo lato migliore quando è in possesso del pallone e alza il baricentro. La paura diventa un catalizzatore e vero barometro della prova della squadra. Più che un lavoro tattico, c’era da fare un lavoro psicologico. L’innalzamento del baricentro voluto da Marino è stato propizio per ridare fiducia alla squadra. La libertà lasciata ai principali interpreti offensivi (Verde, Amatucci e Soriano) ha dato maggior imprevedibilità alla manovra e costretto le compagini avversarie a prendere contromisure più dispendiose per reggere il colpo.
Una mancanza cruciale: l’attaccante che la butta dentro
E se, a squadra rodata, sia difesa che centrocampo si dimostrano all’altezza dei propri compiti da cadetteria, non si può dire lo stesso del reparto avanzato. Perché, tra Cerri, Raimondo e Simy (oggi esultante) manca come il pane un giocatore che possa concretizzare la gran mole di gioco prodotta. Tre attaccanti nelle rotazioni di Marino che sono capaci di apportare alla manovra offensiva ma nessuno dotato del killer instinct necessario per capitalizzare le migliori occasioni. La pratica di oggi poteva essere archiviata in anticipo, se solo Cerri avesse fatto ciò per cui si valuta maggiormente un attaccante. In più occasioni quest’oggi si è notata l’assenza di una punta finalizzatrice.
Il punto positivo: continuità di rendimento senza cali di concentrazione
Quello che è stato l’elemento maggiormente positivo di giornata è la continuità offerta dalla squadra, che non ha mai chinato il capo, senza lasciarsi sopraffare in nessun momento dall’affanno e dalla paura. Tranne per 10 minuti di relativa sofferenza e abbassamento del baricentro – legato anche all’impatto negativo di Tello -, i granata hanno seguito in maniera estremamente diligente il piano partita impostato da Marino, sintomo positivo che la squadra segue il suo allenatore e crede nelle sue idee. E a 180 minuti dalla fine del campionato e 6 punti pesantissimi ancora in palio, può fare tutta la differenza del mondo.